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Uno scacco al tempo - MAUCA

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Uno scacco al tempo

Uno scacco al tempo

San Carlo Borromeo, da Roma ai confini della Diocesi.

 

“Bisogna essere nati sul lago Maggiore, all’ombra del suo braccio e quasi sotto la sua mano, bisogna averlo pregato fin da bambino, come a me è toccato, averlo avuto e averlo tuttora con quel suo pallido e grande naso, così come è effigiato (…) per capire cosa deve essere stato per queste terre quel prodigio di pietà e di fervore, quel miracolo di volontà e di intelligenza.

I lineamenti ideali di Carlo, incisi sul volto della cattolicità da ormai quattro secoli, appaiono ancora suggestivi e impegnativi all’orizzonte del terzo millenio”.

Questa citazione di Piero Chiara esprime in una nitida sintesi alcuni dei motivi dominanti di una presenza – quella del Borromeo nelle terre lombarde- che mantiene tuttora numerosi motivi di interesse.

La narrazione filmica si avvale di tre diverse forme tecnico-espressive: la recitazione teatrale, la fiction televisiva e la correzione e ricostruzione scenografica tramite computer.

Una scelta che si è rivelata particolarmente adatta al docu-dramma, una sorta di azione drammatizzata che solo a tratti riprende lo stile del documentario più tradizionale.

1.La morte di San Carlo (1584)

La prospettiva scelta per raccontare la storia di San Carlo ha come originale punto di partenza la morte del Santo. E già all’esordio, a chiarire le linee guida del percorso filmico, viene chiamato il personaggio del Biografo, che ha come riferimento forte il segretario e vero autore di una Vita del Borromeo, Carlo Bescapè, ma idealmente incarna anche lo sguardo di tutti coloro che sono interessati a conoscere la figura di San Carlo.

Il Biografo introduce tre figure “allegoriche”: la Morte, La Ragione e la Fede, rappresentazione delle tensioni dominanti nel pensiero e nell’opera di Carlo Borromeo. Attraverso di esse sarà possibile ripercorrere alcuni punti salienti della sua esistenza riconducendoli al contempo all’unicità della persona di San Carlo.

2.Il ritorno di San Carlo a Milano

Da Ascona, dove si era recato per fondare un seminario (rimanendo in ciò fedele fino all’ultimo alle direttive della riforma della Chiesa attuate nella sua diocesi applicando i decreti del Concilio di Trento), Carlo viene riportato a Milano ormai febbricitante. Attraverso alcune frasi del Borromeo cominciano a delinearsi il suo pensiero e le sue linee operative.

Da questo momento comincerà una serie di flash-back nei quali le vicende della vita di Carlo vengono presentate in modo tale da favorirne una problematizzazione secondo le direttrici già indicate, cioè inserendo un vivace confronto tra il Biografo e le tre figure sui comportamenti e le motivazioni del Borromeo.

3. La formazione a Pavia

Ricevuta la tonsura a soli sette anni, come era consuetudine all’epoca, e divenuto abate commendatario di due ricchi benefici, Carlo si reca a Pavia per ottenere il dottorato in “utroque iure” necessario alla sua successiva carriera ecclesiastica. Di questo periodo si ricordano le difficoltà finanziarie, l’amore per la caccia e le prime responsabilità connesse al rango, fino al primo tragico momento di riflessione, alla morte del padre (1558). La Ragione convince Carlo ad accettare i compiti che lo aspettano e ad imboccare la via che lo porta a Roma.

4. Roma: la gestione del potere

Chiamato in Curia dallo zio – eletto al soglio pontificio con il nome di Paolo IV – Carlo diviene cardinale e vede passare tra le sue mani gli affari più importanti del mondo politico ed ecclesiastico dei suoi tempi. Intanto conduce una vita da principe, e coltiva i suoi interessi letterari (nell’Accademia delle Notti Vaticane) e musicali, pur distinguendosi da buona parte del clero per i suoi costumi.

La morte del fratello Federico (1562) lo pone di fronte all’alternativa più decisiva: abbandonare la Chiesa per perpetuare il nome della famiglia o riaffermare la sua vocazione, questa volta in modo inequivocabile e senza compromessi? La ragione, la Fede e la Morte sfidano Carlo in una “virtuale” partita a scacchi che deciderà il suo futuro.

Resistendo alla tentazione di un totale allontanamento dal mondo per la vita monastica, il Borromeo si assume la responsabilità di attuare i decreti del concilio di Trento nella diocesi di Milano, dove, nonostante le resistenze del Papa, andrà a risiedere permanentemente.

5. Milano: la vita del pastore

L’attività riformistica di Carlo viene esemplificata prevalentemente con riferimento ai suoi interventi nel territorio svizzero, visto come laboratorio di un piano più generale, nonché alle visite effettuate nelle valli e alle fondazioni promosse dal cardinale a favore del Ticino (primo tra tutti il Collegio Elvetico in Milano).

A questa fervida attività non mancarono opposizioni, da parte sia di chi si vedeva penalizzato dal rigore ascetico del Borromeo (gli Umiliati, il cui ordine fu sciolto e che furono responsabili di un attentato fallito ai danni di Carlo nel 1569); sia delle autorità civili (elvetiche e spagnole) preoccupate dalla volontà di controllo espressa dal cardinale su istituti e realtà ormai finiti sotto la loro autorità. Anche in queste circostanze Carlo si mostrò sì inflessibile, ma anche capace di persuadere e piegare con la sua straordinaria personalità gli avversari.

6. La peste

Senza dubbio tra i grandi problemi che Carlo dovette affrontare il più drammatico fu la peste. Di fronte a questo flagello egli seppe conciliare le esigenze della Ragione (con interventi puntuali ed efficaci per alleviare le sofferenze della popolazione) con quelle della Fede (continuando ad offrire il sostegno dei sacramenti e della preghiera e organizzando processioni), pur restando sensibile al pungolo della Morte, forse mai così terribile nel suo presentarsi all’uomo.

7. La lotta all’eresia e le streghe

In un’epoca ossessionata dalla superstizione e lacerata dalla riforma protestante, Carlo agì con fermezza, ma senza eccessi, limitando al minimo l’attività del braccio secolare dell’Inquisizione, pur preoccupandosi sempre di ribadire l’ortodossia della fede. Nel film si accenna in particolare agli eventi della Val Mesolcina.

8. Eredità di Carlo Borromeo

Una volta ripercorsa per tappe essenziali – e non certo esaustive – l’esistenza del Borromeo, e dopo aver assistito alla sua morte, è affidato alla frase di Piero Chiara citata sopra il compito di ricordare in termini personali e poetici l’efficacia e la profondità dell’impegno e della fede di un uomo “convertito” dalla sofferenza della morte, ma capace di un amore pieno di speranza per la sua Chiesa Cattolica, che ancora oggi ne segue le orme.

SCHEDA

genere: documentario drammatizzato con contributi di fiction e videografica

prodotto: da RTSI 1999

regia: di Mauro Campiotti